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LIV - Congresso Internazionale della Società di Linguistica Italiana
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Workshop 5. Tipologia e sociolinguistica: verso un approccio integrato allo studio della variazione

 

Soci proponenti

Silvia Ballarè (Università di Torino)
Guglielmo Inglese (Università di Pavia / KU Leuven)

 

Obiettivi e proposte di contributi

Il workshop si pone come obiettivo quello di riflettere sui rapporti tra fenomeni di variazione intralinguistica e interlinguistica. Le due prospettive, ovvero tipicamente quella della sociolinguistica variazionista e quella della linguistica tipologica, confluiscono di fatto solo di rado nella descrizione e nell’interpretazione di fenomeni di variazione, sebbene condividano un ampio terreno comune, avendo entrambe l’obiettivo di descrivere e analizzare la variazione linguistica. Variazione che, si manifesti in varietà di una stessa lingua o in lingue diverse, è riconducibile a un’unica natura; in altre parole “nelle diverse lingue e nelle varietà di una stessa lingua sono in opera fondamentalmente le stesse tecniche di variazione, la gamma di variazione che troviamo all’interno delle lingue costituisce spesso una scelta tra le tante possibilità che troviamo generalmente manifestate nei sistemi linguistici” (Berruto 2009: 23).

Negli ultimi anni, diversi contributi hanno discusso in maniera sistematica i possibili benefici che le due discipline possono trarre da un’interazione più sistematica (v. ad es. i lavori presentati in Kortmann 2004 e la riflessione portata avanti in Trudgill 2011). Negli studi di tipologia linguistica tradizionali il materiale di partenza è per lo più costituito da descrizioni grammaticali di singole lingue. Per questa ragione, la variabilità che caratterizza ogni sistema linguistico è spesso trascurata e viene presa in considerazione un’unica variante (tipicamente quella dello standard) in cui si manifesta un certo fenomeno. Per la tipologia, la lezione della sociolinguistica consiste nell’opportunità di tenere conto (anche) di varietà non standard, le quali possono offrire una gamma di fenomeni più ampia rispetto a quella presentata dalla varietà standard codificata nelle grammatiche e possono portare a ricalibrare valutazioni di carattere tipologico basate su varietà standardizzate. È noto infatti come il confronto tra varietà non standard, tipicamente orali, metta in luce più facilmente
caratteristiche comuni condivise tra lingue anche tipologicamente distanti (v. ad es. Auer 1990 e Auer & Maschler 2013 per un confronto tra ebraico moderno e tedesco e Ballarè & Inglese 2019 sulle relative locative). In questo senso, bisogna ricordare il progressivo avvicinamento da parte della tipologia ai dati linguistici empirici, a discapito dei dati standardizzati ricavati da grammatiche (v. già Bossong 1985 e più recentemente Murelli & Kortmann 2011 e Seiler 2019). Un importante input in questa direzione è stato dato dalla sempre più ricca documentazione di lingue che non hanno una tradizione scritta, le quali possono offrire evidenza di strutture grammaticali che sfuggono all’inquadramento normalizzante delle trattazioni grammaticali (sulla relazione tra tipologia e documentazione, v. Epps 2010). In tempi più recenti, la disponibilità di corpora annotati di lingue tipologicamente diverse ha reso possibile la realizzazione di studi tipologici su vasta scala basati su dati reali estratti direttamente dai corpora (v. ad es. Levshina 2017).

Specularmente, la progressiva apertura della sociolinguistica (e, più in generale, l’osservazione di fatti di variazione interni ad un’unica lingua) a considerazioni tipologiche ha il vantaggio di introdurre nello studio delle variabili dei tertia comparationis indipendenti dalla  descrizione di singole lingue o famiglie linguistiche. Già Bossong (1991: 143) osservava che “broad typological comparison of data from many genetically and structurally different languages is necessary in order to be able to describe phenomena of single languages as what they really are”. In quest’ottica, si considerino a mo’ di esempio i lavori di Chambers (2004, 2009) sugli universali del substandard (“vernacular universals”) nati come generalizzazioni dall’osservazione della variazione intralinguistica dell’inglese e l’Electronic World Atlas of Varieties of English 2.0 curato da Kortmann e Lunkenheimer (2013) che, con una struttura del tutto analoga al World Atlas of Language Structures (Dryer & Haspelmath 2013), costituisce un database di strutture morfosintattiche che caratterizzano diverse varietà di inglese parlato.

In ambito italiano, a partire dagli anni Ottanta, gli strumenti della tipologia sono stati adottati per trattare fatti di variazione intralinguistica. Singole costruzioni sono state analizzate con gli strumenti della tipologia linguistica (v. ad es. la discussione sull’accusativo  preposizionale di Berretta 1989) e costruzioni in competizione sono state considerate (anche) in relazione a caratteristiche tipologiche dell’italiano (v. ad es. Bernini 1992 su alcune strategie di negazione non canonica). Tratti strutturali dell’italiano neo-standard sono stati discussi in chiave tipologica (Berretta 1994) e studi di chiara impostazione sociolinguistica hanno posto l’attenzione su fatti di rilievo anche per la variazione interlinguistica – si vedano, tra gli altri, i lavori di Berruto (1983, 1990) su varietà substandard e semplificazione linguistica. Più recentemente, questa prospettiva è stata adottata, ad esempio, nello studio delle frasi relative dell’italiano, che vengono realizzate con diverse configurazioni tipologiche in diverse varietà di lingua (Cerruti 2017); inoltre, il confronto con più generali modelli di mutamento linguistico elaborati sulla base di evidenze tipologiche, consente di valutare lo stato di grammaticalizzazione di più costruzioni in un’unica varietà geografica (Cerruti 2007 per alcune perifrasi aspettuali nell’italiano regionale piemontese) o di un’unica  costruzione in varietà diverse (v. ad es. Moretti 2004 sul ciclo di avere dal latino ad alcune varietà romanze e Ballarè in stampa per alcuni usi di mica in varietà lucane e lombarde.). Infine, a partire da una riflessione teorica circa le analogie rintracciabili tra la nozione di tipo linguistico e quella di varietà sociolinguistica, Grandi (2018, 2019) ha discusso la graduale accettazione di tratti del neo-standard, anche in relazione a pattern tipologici frequenti.

Nonostante i numerosi benefici che possono derivare da un dialogo più sistematico tra la tipologia e la sociolinguistica, una riflessione unitaria sulle modalità in cui esse possono interagire non è ancora stata affrontata in maniera programmatica, soprattutto per quanto riguarda l’italiano e le sue varietà. Pertanto, lo scopo di questo workshop è di stimolare la riflessione in questa direzione, raccogliendo contributi che discutano l’utilità dell’applicazione di strumenti teorici propri della tipologia nello studio della variazione intralinguistica o contributi che illustrino come lo studio di una certa costruzione in prospettiva tipologica possa trarre vantaggio dall’analisi di dati provenienti da diverse varietà della stessa lingua.

Di seguito si riportano alcuni dei temi che potranno essere affrontati durante il workshop:

  • Riflessione teorica sul rapporto tra variazione intralinguistica e interlinguistica;
  • Riflessione sui metodi che possono essere adottati per lo studio della variazione;
  • Studi che considerino fatti di variazione interni a un’unica lingua impiegando strumenti della tipologia linguistica;
  • Studi di impostazione tipologica che prendano in considerazione dati empirici, con particolare attenzione a corpora di scritto e parlato.

 

 

RELATORI INVITATI: Massimo Cerruti (Università di Torino) e Nicola Grandi (Università di Bologna).

 

COMITATO SCIENTIFICO PER LA SELEZIONE DELLE PROPOSTE DI INTERVENTO: Marco Angster (Università di Zara), Giorgio F. Arcodia (Università Ca’ Foscari di Venezia), Silvia Ballarè (Università di Torino), Gaetano Berruto (Università di Torino), Sonia Cristofaro (Università di Pavia), Silvia Dal Negro (Libera Università di Bolzano), Guglielmo Inglese (Università di Pavia / KU Leuven), Silvia Luraghi (Università di Pavia), Caterina Mauri (Università di Bologna), Emanuele Miola (Università di Bologna) e Davide Ricca (Università di Torino).

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Auer, Peter (1990), “Einige umgangssprachliche Phänomene der türkischen Syntax und Möglichkeiten ihrer Erklärung aus ‘natürlichen’ Prinzipien”. In: Boretzky, Norbert, Werner Enninger & Thomas Stolz (a cura di), Spielarten der Natürlichkeit–Spielarten der Ökonomie. Beiträge zum 5, Essener Kolloquium, vol. 2, Brockmeyer, Bochum, 271–298.
Auer, Peter & Yael Maschler (2013), “Discourse or grammar? VS patterns in spoken Hebrew and spoken German narratives”. In: Language Science 37, 147-181.
Ballarè, Silvia (in stampa), Esiti del ciclo di Jespersen in area italoromanza: grammaticalizzazione e contatto linguistico, Bologna: Caissa.
Ballarè, Silvia & Guglielmo Inglese (2019), “Beyond the accessibility hierarchy: evidence from the polyfunctionality of locative relatives”, relazione tenuta al convegno della Association for Linguistic Typology (ALT 2019), Università degli Studi di Pavia, 4-6 Settembre 2019.
Bernini, Giuliano (1992), “Forme concorrenti di negazione in italiano”. In: Moretti, Bruno, Dario Petrini & Sandro Bianconi (a cura di), Linee di tendenza dell’italiano contemporaneo. Atti del XXV Congresso Internazionale di Studi della SLI, Lugano 19.21 settembre 1991, Roma: Bulzoni, 191-215.
Berretta, Monica (1989), “Sulla presenza dell’accusativo preposizionale in italiano”. In: Vox Romanica 48, 13-37.
Berretta, Monica (1994), “Correlazioni tipologiche fra tratti morfosintattici dell’italiano ‘neo-standard’”. In: Holtus, Günter & Edgar Radtke (a cura di), Sprachprognostik und das ‘italiano di domani’. Prospettive per una linguistica ‘prognostica’, Tübingen: Niemeyer, 125-152.
Berruto, Gaetano (1983), “L’italiano popolare e la semplificazione linguistica”. In: Vox Romanica 42, 38-79.
Berruto, Gaetano (1990), “Semplificazione linguistica e varietà sub-standard”. In: Holtus, Günter & Edgar Radtke (a cura di), Sprachlicher Substandard III. Standard, Substandard und Varietätenlinguistik, Tübingen: Niemeyer, 17-43.
Berruto, Gaetano (2009), “Περί συντάξεως. Sintassi e variazione”. In: Ferrari, Angela (a cura di), Sintassi storica e sincronica dell’italiano. Subordinazione, coordinazione, giustapposizione, Atti del X Congresso della Società Internazionale di Linguistica e Filologia italiana (Basilea, 30 giugno-3 luglio 2008), Firenze:  Cesati, 21-58.
Bossong, Georg (1985), Empirische Universalienforschung. Differentielle Objektmarkierung in den neuiranischen Sprachen, Tübingen: Narr.
Bossong, Georg (1991), “Differential Object Marking in Romance and Beyond”. In: Kibbee, Douglas & Dieter Wanner (a cura di), New Analyses in Romance Linguistics, Amsterdam - Philadelphia: Bemjamins, 143 - 170.
Cerruti, Massimo (2007), “Sulla caratterizzazione aspettuale e la variabilità sociale d’uso di alcune perifrasi diatopicamente marcate”. In: Archivio Glottologico Italiano, 92.2: 203-247.
Cerruti, Massimo (2017), “Changes from below, changes from above: relative constructions in contemporary Italian”. In: Cerruti, Massimo, Claudia Crocco & Stefania Marzo (a cura di), Towards a New Standard, Berlin- New York: De Gruyter, 62-88.
Chambers, Jack (2004). “Dynamic typology and vernacular universals”. In: Kortmann, Bernd (a cura di), Dialectology Meets Typology: Dialect Grammar from a Cross-Linguistic Perspective, Berlin-New York: Mouton de Gruyter, 128-145.
Chambers, Jack (2009). “Cognition and the Linguistic Continuum from Vernacular to Standard”. In: Filppula, Marrkku, Juhani Klemola & Heli Paulasto, Vernacular Universals and Language Contacts, London-New York: Routledge, 19-32.
Dryer, Matthew S. & Martin Haspelmath (a cura di) (2013), The World Atlas of Language Structures Online, Leipzig: Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (consultabile online: http://wals.info, ultimo accesso: 11.10.19).
Epps, Patience (2010), “Linguistic typology and language documentation”. In: Song, Jae J. (a cura di), The Oxford Handbook of Linguistic Typology. Oxford: Oxford University Press, 634-649.
Grandi, Nicola (2018), “Sulla penetrazione di tratti neo-standard nell’italiano degli studenti universitari. Primi risultati di un’indagine empirica. In: Griseldaonline (sez. Dibattiti).
Grandi, Nicola (2019), “Che tipo, l’italiano neostandard!”. In: Moretti, Bruno, Aline Kunz, Silvia Natale & Etna Krakenberger (a cura di), Le tendenze dell’italiano contemporaneo rivisitate. Atti del 52esimo Congresso Internazionale di Studi della Società di Linguistica Italiana, Berna, 6-8 settembre 2018, Officinaventuno: Milano, 59-74.
Kortmann, Bernd (a cura di) (2004), Dialectology Meets Typology: Dialect Grammar from a Cross-Linguistic Perspective, Berlin-New York: Mouton de Gruyter.
Kortmann, Benrnd & Kerstin Lunkenheimer (a cura di) (2013), The Electronic World Atlas of Varieties of English 2.0, Leipzig: Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (consultabile online: http://ewave-atlas.org, ultimo accesso: 11.10.19).
Levshina, Natalia (2017), “Communicative efficiency and syntactic predictability: A cross- linguistic study based on the Universal Dependencies corpora”. In: de Marneffe, Marie-Catherine, Joakim Nivre & Sebastian Schuster (a cura di), Proceedings of the NoDaLiDa 2017 Workshop on Universal Dependencies, 22
May, Gothenburg Sweden (consultabile online: http://www.ep.liu.se/ecp/contents.asp?issue=135, ultimo accesso: 11.10.19).
Moretti, Bruno (2004), “Il ‘ciclo di avere’. Costanti e variazioni dal latino all’italiano moderno”. In: Rivista italiana di linguistica e dialettologia, VI: 141-160.
Murelli, Adriano & Bernd Kortmann (2011), “Non-standard varieties in the areal typology of Europe”. In: Kortmann, Bernd & van der Auwera, Joan (a cura di), The Languages and Linguistics of Europe. A Comprehensive Guide, Berlin – New York: de Gruyter, 525-544.
Seiler, Guido (2019), “Non-Standard Average European”. In: Nievergelt, Andreas & Ludwig Rübekeil (a cura di), ‘athe in palice, athe in anderu sumeuuelicheru stedi’. Raum und Sprache. Festschrift für Elvira Glaser zum 65 Geburtstag, Heidelberg: Winter, 541-554.
Trudgill, Peter (2011), Sociolinguistic typology, Oxford: Oxford University Press.

 

  

Invio delle proposte, tempi e modi per la selezione

Le lingue del workshop saranno italiano e inglese.

Gli abstract dovranno avere una lunghezza massima di 500 parole (esempi e bibliografia esclusi) e dovranno essere inviati in formato .doc/.docx a Silvia Ballarè (silvia.ballare@unito.it) e Guglielmo Inglese (guglielmo.inglese01@ateneo.pv) entro il 20 febbraio 2020.

Nel corpo dell’e-mail, sarà necessario specificare nome e cognome ed ente di appartenenza dei proponenti e indirizzo e-mail al quale ricevere comunicazioni.

Gli organizzatori del workshop comunicheranno l’esito della selezione delle proposte di contributo entro il 31 marzo 2020.

 

 

Si ricorda che tutti i relatori al momento d’inizio del workshop dovranno essere soci regolari della SLI.

 
ultimo aggiornamento: 17-Gen-2020
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